"Ogni cosa piccola è bella" - Sei
Shonnagon
HAIKU - TANKA - RENGA
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HAIKU
L'HAIKU
(o haikai) si
diffuse in Giappone dal XVI secolo in poi.
É una
forma poetica che ha una struttura molto semplice: è formato da diciassette sillabe, suddivise
in tre versi rispettivamente di 5-7-5 sillabe. Ciò deriva dal concetto che
ogni emozione è un indivisibile e perfetto insieme che può essere espresso da
poche, significative parole. L’Haiku è poesia di
concentrazione.
Gli haiku seguono particolari regole di metrica e di sillabazione. Sarebbe impossibile elencarle tutte. Una delle più importanti fra queste ai fini della composizione di haiku è la sinalefe, in base alla quale vi è conteggio in una sola sillaba della vocale finale d’una parola e della vocale iniziale di quella successiva.
L'haiku è un componimento dell’anima. E’ come un attimo di vita che diventa verso.
In Giappone affermano che esso un vero e proprio “Poema” concentrato in soli 17 versi.
Particolare nella costruzione dell’Haiku la “separazione” e la mancanza di collegamenti logici tra i versi al fine di creare pause. Soggetto dell'haiku sono infatti scene rapide ed intense che rappresentano in genere la natura e le emozioni che esse lasciano nell'animo dell'haijin (il poeta). Vi deve essere quindi sempre valenza autobiografica, in quanto il poeta rende nella scrittura dell'haiku un'emozione personale. La mancanza del soggetto, degli articoli e dei nessi evidenti tra i versi rendono ancora più intimistica e criptica la composizione lasciando spazio ad un vuoto ricco di suggestioni e di immaginazione.
Tradizionalmente l’Haiku è privo di
titolo.
Per comprendere il senso
degli Haiku è necessario entrare nella cultura del popolo che ha inventato
l’haiku e nello spirito Zen, per cui l’uomo si realizza appieno solo
integrandosi con l’ambiente in cui è inserito, per quanto ostile questo possa
apparire. Il poeta non deve descrivere ciò che vede, ma essere, in quel
momento, ciò che descrive. E’ dunque una poesia di meditazione e di
introspezione.
La
caratteristica fondamentale dell’haiku classico è quella di fare riferimento a
una delle quattro stagioni attraverso un termine, il “kigo”,
(riguardante la flora, la fauna, avvenimenti popolari o cibi). Alternativa
sovente riscontrata è quella del “piccolo kigo”, riferimento ad una parte del
giorno (alba, tramonto, notte).
Eccellente
esempio di haiku del maestro Matsuo
Basho (1644-1694) il maggiore esponente del genere
Su un
ramo secco
si posa un corvo
crepuscolo autunnale
In
epoca moderna però all’haiku classico sono state apportate modiche fra le quali
la più importante è l’omissione del kigo o piccolo kigo.
In
questo caso la composizione viene definita SENRYU.
Quando invece una composizione poetica (Haiku o Senryu) è legata ad un’immagine di qualsiasi tipo (fotografia, dipinto o illustrazione) si definisce HAIGA.
- TANKA
Il TANKA è una composizione poetica formata da 5 versi rispettivamente di 5-7-5-7-7 sillabe (in totale 31 sillabe) e viene considerato come composto da due strofe: la prima di 5-7-5 sillabe (che rappresenta quindi un haiku) e la seconda di 7-7 sillabe.
L' Haiku infatti deriva a partire dal XVII secolo proprio dal Tanka
- RENGA
Il RENGA è invece una composizione “a catena”. Il termine “Renga” in giapponese significa infatti “verso collegato”
E’ una forma poetica che si sviluppò in Giappone a partire dal XII secolo, in un primo tempo come passatempo e diventando successivamente arte seria.
Il Renga nacque come una specie di gara o
gioco poetico nel quale i partecipanti, dato un primo verso come tema,
aggiungevano versi da 14 o 21 sillabe; tali versi erano poi associati "a
catena", il primo verso con la composizione precedente e l’ultimo con quello
successivo. Successivamente il si trasformò in "haikai renga", ossia in composizioni a catena di poesie contenenti
17 sillabe. La catena poteva arrivare a comprendere anche decine di strofe.
Non si tratta di una concorrenza
poetica ma di un dialogo fra autori.
Per ulteriori
approfondimenti sulla storia della poesia giapponese, sulle regole metriche e
sui dettagli di composizione si consiglia di effettuare una ricerca personale
sui molteplici siti Internet che trattano dell’argomento.
A cura di Marina Ulisse (alias GiardiniDiMaya)